DISCUSSIONE SULLO STEMMA TRIPARTITO

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DISCUSSIONE SULLO STEMMA TRIPARTITO

Messaggio  sara il Mar Mar 17, 2009 12:27 am

Salve Professore,
grazie a lei e alle sue delucidazioni, riguardo l’edizione di Reeve dell’ ”Epitoma rei militaris” di Vegezio, ho iniziato a comprendere un aspetto che mi ha illuminato su alcuni punti dell’apparato critico dello studioso.
Ho notato da un’ intuizione espressa da lei in una sua lezione, che forse a primo acchito può sembrare banale e ovvia, che gli errori compiuti da Reeve non dipendono solo da un’errata visione sul vero significato del testo; credo che l’errore assoluto di Reeve non si verifichi solo quando si trova di fronte al testo, ma nel modo di concepire, a priori, la tradizione. Infatti , per Reeve, lo stemma esatto dell’Epitoma rei militaris è tripartito, quindi in un certo senso da lo stesso valore e la stessa attendibilità ai tre codici che compongono lo stemma(ε,δ,β).
Io concordo pienamente, invece, con il suo parere riguardo allo stemma bipartito: cioè δβ sono frutto della revisione di un codice contemporaneo di ε; quindi rispetto ad ε possiedono, probabilmente, più correzioni e manipolazioni. Sappiamo per certo infatti che una lectio più si allontana dall’originale e più è inaffidabile.
Andiamo all’esempio concreto, cioè la discussione sull’ “ut”. In I.22.1, Reeve, non considerando che ε(che riporta ut cum) potesse essere una lectio genuina, ha preferito ritenere esatta, conseguentemente alla sua convinzione riguardo lo stemma, la variatio documentata da più codici: in questo caso ut secondo il parere dell’editore in questione ha valore consecutivo.
Ma questo non è un esempio isolato: nel prologo 4-5, egli si trova di fronte ad una scelta: <<…nisi forte quod ipse iussisset fieri, quod ipse gessisset?...>> di δβ e <<…nisi forte iussisset fieri quod ipse gessisset?...>> di ε. E’ evidente che la scelta di Reeve, cioè il testo di δβ, non si basi sul significato più logico della traduzione del testo, ma in base alla maggioranza dei codici che attestavano la lezione.
In conclusione, voglio solamente sottolineare che, in realtà δβ si possono considerare non solo meno genuini rispetto ad ε, ma non possono essere considerati come due codici distinti poiché, in molti casi, riportano ripetutamente la stessa lectio, in quanto provenienti dalla stessa origine.
Quello che mi lascia perplessa è la perseveranza con cui Reeve accetta la tripartizione dello stemma, nonostante l’evidente divario tra ε e la coppia δβ.
Secondo lei su cosa si basa Reeve? Quali sono le prove delle affermazioni che continua fermamente a sostenere?
Aspetto una sua risposta ringraziandola anticipatamente.

sara

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Lo stemma di Reeve

Messaggio  V. Ortoleva il Mer Apr 08, 2009 2:20 pm

Gent.ma Sig.na Sara,

chiedo scusa anche a Lei per l'estremo ritardo con cui rispondo.

Ho scritto in varie occasioni che M. D. Reeve – studioso che in ogni caso stimo molto – ha sbagliato nel considerare tripartito lo stemma, giacché molto probabilmente δ e β hanno un antenato in comune. La perseveranza di Reeve si basa semplicemente sul fatto che egli non vuole riconoscere gli errori comuni in δβ, che considera quasi sempre lezioni genuine. Eppure, in un caso il fatto che δβ concordino in errore (o forse meglio, in innovazione) è talmente evidente che egli stesso, nell'edizione del 2004, è stato costretto a mutare l'opinione espressa nell'articolo del 1998.

Magari di questo potremmo parlare a lezione.

La ringrazio del Suo contributo.

Cordiali saluti e auguri di buona Pasqua

Vincenzo Ortoleva

V. Ortoleva
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