De genio Socratis - 586 a

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De genio Socratis - 586 a

Messaggio  Agnese Raucea il Gio Apr 02, 2009 6:35 pm

Gentilissimo Prof. Ortoleva e cari colleghi,
avendo riflettuto sul passo di Plutarco, esaminato stamattina, ho ritenuto che la scelta di adottare la lezione “anathémenos” fosse la più opportuna e, una volta considerati gli altri significati del verbo ricorrenti in diatesi media, vorrei proporvi una diversa traduzione. Difatti, ho notato che, anche in Plutarco (Gorg. 462), il verbo è usato per esprimere il senso di “mutare opinione, ritrattare, rinnegare”. Vi chiedo, dunque, cosa pensiate a riguardo della soluzione seguente: “Dette queste cose, Teanore fissò lo sguardo su Epaminonda come per mutare da principio la disposizione/l'indole di quest’ultimo in merito al carattere (delle cose)”. Penso, infatti, che possa essere adatto al contesto di dissertazione filosofica anche un’eventuale opera di convincimento; allo stesso tempo, mi rendo conto del fatto che avrei bisogno di maggiori informazioni sul contenuto del passo. Se Epaminonda avesse un’opinione sulla continenza diversa da quella di Teanore, ad esempio, penso che l’ipotesi potrebbe risultare possibile. Se, poi, fossero diversi i casi di contrasto tra i due, potremmo comprendere anche il senso del prefisso del verbo, “ ‘ana-” (nuovamente). Verrebbe, così, mantenuto il significato di “ ‘ex uparkés” come “da principio/dall’origine” ad amplificare la difficoltà dell’azione e, anche in questo caso, dando valore di accusativo di relazione a “tò eidos”, si renderebbe superfluo l’inserimento di “kaì”. Ovviamente, non ho la pretesa di voler offrire una soluzione migliore di quella discussa a lezione ma, semplicemente, volevo rendervi partecipi di questa mia riflessione e sapere cosa ne pensiate a riguardo.
Buon pomeriggio a tutti!
Agnese Raucea

Agnese Raucea

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Re: De genio Socratis - 586 a

Messaggio  V. Ortoleva il Mer Apr 08, 2009 8:14 pm

Gent.ma Sig.na Raucea,

apprezzo il Suo intervento sul passo discusso a lezione e mi scuso per il ritardo con cui Le rispondo.

Se tuttavia diamo ad ἀναθέμενος il senso di "mutando avviso" dovremmo intendere anche τὴν φύσιν come un accusativo di relazione; difficilmente potrebbe essere un complemento oggetto. Ma così la frase cosa significa? Non risulta che Teanore avesse espresso in precedenza pareri negativi sul carattere di Epaminonda.

Comunque, se vuole, potremo tornare sul passo nelle prossime lezioni.

Un cordiale saluto

Vincenzo Ortoleva

P. S.: Il Montanari cita Platone Gorg. 462a, non Plutarco.

V. Ortoleva
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